I BENEFICI FISCALI PER LE SPESE RELATIVE AI COLLABORATORI DOMESTICI

Nelle scorse settimane abbiamo parlato di diverse tipologie di deduzioni e detrazioni, oltre ad aver spiegato in termini generali come funzionano, qual è la differenza fra deduzioni e detrazioni e come queste influenzano il calcolo dell’Irpef.

Oggi invece vediamo insieme un’altra categoria di benefici, ovvero quelli per le spese sostenute per i collaboratori domestici. Vediamo quindi insieme quali sono i benefici previsti dalla legge.

LE DETRAZIONI PER “BADANTI”

La detrazione spetta, nella misura del 19 per cento, per le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana. Condizione per usufruire della detrazione è che il reddito complessivo non superi Euro 40.000.

Lo stato di non autosufficienza deve derivare da una patologia e deve risultare da certificazione medica. La non autosufficienza non può quindi essere quella dei bambini, a meno che presentino patologie specifiche.

La detrazione spetta al soggetto che ha sostenuto la spesa, anche se non è titolare del contratto di lavoro del personale addetto all’assistenza. Inoltre, la detrazione spetta per le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale sia propria che di uno o più familiari (coniuge, figli, nipoti, genitori, generi e le nuore, suoceri, fratelli e sorelle), anche se non fiscalmente a carico.

La detrazione è calcolata su un ammontare massimo di spese pari a euro 2.100. Questo limite deve essere ripartito fra tutti i soggetti che hanno sostenuto spese per assistenza riferite allo stesso familiare.

Inoltre, tale limite non può essere aumentato nel caso in cui l’assistenza si riferisca a più soggetti. In pratica, anche se la badante accudisce due persone anziane diverse, ad esempio marito e moglie, il limite di spesa su cui calcolare la detrazione rimane comunque 2.100 euro.

LA DEDUZIONE DEI CONTRIBUTI

Per tutte le tipologie di collaboratori domestici, quindi non solo badanti ma anche colf, baby-sitter ecc., i contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro sono deducibili dal suo reddito complessivo fino ad un importo massimo di euro 1.549,37.

La deduzione si riferisce alle somme effettivamente versate nel corso dell’anno solare (c.d. principio di cassa) senza tener conto della competenza dei trimestri a cui si riferiscono i versamenti.

Sono deducibili anche i contributi previdenziali sostenuti per una badante assunta tramite un’agenzia interinale e rimborsati all’agenzia medesima, a condizione che quest’ultima rilasci una certificazione in tal senso. Non sono invece deducibili i versamenti alla CAS.SA.COLF e i contributi forfettari sostenuti per la regolarizzazione dei lavoratori dipendenti stranieri.

contributo per l’acquisto di servizi di baby sitting
Per le madri lavoratrici dipendenti che decidono di rinunciare al congedo di maternità previsto dalla legge, è previsto un contributo di 600 euro mensili per un massimo di 6 mesi, al fine di coprire le spese per servizi di baby-sitting. L’importo massimo del contributo è quindi di euro 3.600.

In caso di impiego part time il valore del contributo viene ridotto in proporzione. Per le lavoratrici autonome il contributo spetta invece per un massimo di 3 mesi, quindi fino a 1.800 euro.

Questo contributo viene erogato tramite il “libretto di famiglia”, ovvero lo strumento che (sostituendo i vecchi “voucher”, aboliti nel 2017) consente ai privati di pagare piccoli servizi occasionali prestati da soggetti senza partita Iva.

La normativa del libretto di famiglia prevede che l’importo massimo che può essere versato allo stesso lavoratore da parte dello stesso committente è di euro 2.500 netti, che corrispondono ad euro 3.125 lordi. Di conseguenza, se la madre lavoratrice dipendente intende usufruire per intero del contributo di 3.600 euro, questo deve essere suddiviso fra più baby-sitter.

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