In questo articolo abbiamo visto quali criteri possiamo utilizzare per distinguere un’attività occasionale da una abituale, che richiede l’apertura della partita IVA. Artisti e crafter svolgono attività che generano spesso confusione quando si cerca di inquadrarle come occasionali o abituali. Se sei un artigiano o un artista, in questo articolo troverai qualche strumento in più per valutare se le tue creazioni sono solo un hobby o se devi aprire la partita IVA.

Spesso, chi coltiva un hobby di natura “manuale” cerca modi per presentare ad un pubblico le proprie creazioni. I motivi possono essere diversi:

  • ricevere un riscontro sulla qualità dei propri prodotti, sia da parte di altri crafter che da parte delle persone in generale;
  • sostenere economicamente il proprio hobby, così da poter produrre più di quello che è possibile usare direttamente o regalare a parenti e amici, senza dover accumulare prodotti inutilizzati e rifinanziando l’acquisto di materiali, strumenti ecc.

La vendita dei propri prodotti da parte degli “hobbisti” avviene tradizionalmente per passaparola o tramite i mercatini locali. Sempre più frequentemente, tuttavia, artisti e crafter si appoggiano anche a vetrine online, attratti dalla possibilità di vendere senza disporre di un proprio sito internet.

Ad esempio, è possibile promuoversi attraverso strumenti gratuiti, come i canali social, oppure tramite marketplace che richiedono una commissione sulle vendite, come Etsy.

La vendita nei mercatini di hobbisti

Per quanto riguarda i mercatini, alcune regioni hanno istituito regolamenti appositi, nelle quali sono specificati i requisiti e gli adempimenti da rispettare per essere classificati come hobbisti. Altre regioni, invece, non hanno regolamentato in modo specifico questa materia, rimandando alla normativa nazionale.

Dal punto di vista fiscale, chi vende in modo occasionale oggetti prodotti in proprio, in modo artigianale o artistico, non svolge attività di impresa e non è quindi tenuto ad aprire la partita Iva.

In questo caso gli obblighi fiscali sono:

  • Attestare la vendita rilasciando una ricevuta non fiscale. Se la cessione supera l’importo di 77,47 Euro, sulla ricevuta deve essere applicata una marca da bollo da 2 Euro.
  • Se il cliente è un soggetto con partita IVA, deve essere rilasciata una ricevuta per prestazione occasionale con ritenuta d’acconto pari al 20% del compenso.
  • Dichiarare i redditi realizzati come redditi diversi, nel Modello redditi o nel Modello 730. I redditi sono calcolati come differenza tra le somme percepite e le spese sostenute per la produzione e la vendita.
  • Se questi redditi sono gli unici percepiti nell’anno, e non superano l’importo complessivo di 4.800 euro, non devono essere dichiarati e sono esenti da imposizione fiscale.

Perché si possa considerare che l’attività sia di natura occasionale, non occorre rispettare alcun limite specifico all’ammontare delle vendite realizzate. Occorre però che l’attività non sia svolta in modo abituale.

Ad esempio, indizi di una perdita di occasionalità potrebbero essere una partecipazione ai mercatini estremamente frequente, oppure la promozione attiva delle proprie creazioni al fine di attrarre maggiore clientela.

Se venissero a mancare i presupposti di occasionalità, l’Agenzia delle Entrate contesterebbe l’esercizio di una attività di impresa non dichiarata, con le conseguenze fiscali e, se ne ricorrono i presupposti, contributive, del caso.

La vendita online

Diverso discorso può essere fatto per le vendite online. In questo caso, è molto più difficile sostenere l’occasionalità delle vendite, in quanto si dispone di una vetrina che, essendo online, è sempre aperta.

Se la vendita avviene tramite un proprio sito internet, è estremamente complesso sostenere l’occasionalità dell’attività. Infatti in questo caso, oltre alla potenziale continuità delle vendite, risulta anche evidente lo sforzo compiuto per promuoverle.

Spesso, tuttavia, la vendita avviene tramite portali di terzi, ad esempio i marketplace come Etsy. In questi casi, l’investimento iniziale è molto minore, perché occorre solamente caricare i prodotti sulla propria vetrina, mentre tutta l’infrastruttura informatica e di gestione dei pagamenti è a carico del portale.

In questi casi, occorre valutare con estrema attenzione la propria situazione specifica, al fine di verificare se possano o meno ricorrere i presupposti per una attività commerciale occasionale.

L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza, già da diversi anni, intraprendono iniziative di recupero dell’evasione fiscale nell’ambito delle vendite online. Possono infatti richiedere ai portali di e-commerce (anche esteri) di fornire informazioni relative alle vendite effettuate da soggetti italiani.

Questo articolo tratta il tema delle vendite da parte di artisti e crafter, quindi di beni prodotti in proprio. Diverso è il discorso della vendita online di beni acquistati da terzi, ad esempio oggetti da collezione o usati di cui intendiamo liberarci. Questi casi richiedono alcune riflessioni specifiche, e ne parleremo quindi in un prossimo articolo.

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