COSA FARE SE RICEVIAMO UNA LETTERA DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE?

Oggi parliamo di un argomento spinoso e solitamente spiacevole, ovvero cosa fare se riceviamo una lettera dell’Agenzia delle Entrate. Vediamo innanzitutto qualche consiglio generale, per parlare poi di una delle tipologie di “lettera” più comune, ovvero gli avvisi bonari. Nelle prossime settimane vedremo invece qualche consiglio specifico su altri tipi di lettere.

Piccola parentesi: ho messo le virgolette alla parola “lettera” in quanto è possibile che gli avvisi dell’Agenzia delle Entrate in realtà non ci arrivino per posta tradizionale ma tramite PEC. Questo accade ad esempio per le imprese e i professionisti iscritti ad un albo, in quanto soggetti obbligati ad avere un indirizzo PEC.

Il consiglio più importante (diciamo il consiglio “zero”!) in questi casi è di accertarsi di controllare la PEC con frequenza. “Scoprire” troppo tardi di aver ricevuto una comunicazione dall’Agenzia delle Entrate può portare a conseguenze davvero spiacevoli!

CONSIGLIO N. 1: NON IGNORATELA!
A prescindere dalla modalità con cui avere ricevuto la comunicazione, il primo consiglio che vi do è molto semplice ma fondamentale: non ignorarla!
Sembra una cosa ovvia ma l’esperienza mi ha dimostrato che non lo è. Quando si riceve una lettera dell’Agenzia delle Entrate è molto importante cercare di capire il più velocemente possibile di cosa si tratta, quali conseguenze ha e quali strumenti ci sono per difendersi in caso di errore.
Infatti, il contribuente ha sempre a disposizione diverse forme per “rispondere” alla lettera ricevuta. La risposta può servire sia a tutelarsi da eventuali errori commessi dall’Agenzia delle Entrate, sia a usufruire di eventuali “sconti” sugli importi dovuti laddove si provveda a pagare entro un dato termine.

La maggior parte di queste forme però possono essere utilizzate solo per un certo periodo di tempo, e di conseguenza è molto importante non perdere neanche un giorno!

CONSIGLIO N. 2: FATEVI AIUTARE!
Il secondo consiglio che vi do è questo: se non siete esperti di tematiche fiscali probabilmente non capirete tutto quello che c’è scritto nella lettera. In questi casi è importante affidarsi ad un professionista che possa spiegarvi esattamente il contenuto della lettera e consigliarvi sulle varie opzioni disponibili.

La legge mette a disposizione diverse forme di tutela per i contribuenti, che hanno costi e conseguenze differenti. È importante poterle valutare tutte per capire qual è la più adatta al vostro caso specifico.

CONSIGLIO N. 3: COSA FARE SE RICEVO UN AVVISO BONARIO?
Gli avvisi bonari sono una delle tipologie di lettera più frequente, e coinvolge tutte le tipologie di contribuenti, dalle società ai lavoratori dipendenti.

Si tratta di avvisi che vengono generati nel caso in cui emergano delle discrepanze dal controllo automatizzato delle dichiarazioni inviate e dal loro confronto con i versamenti effettuati.

L’aspetto positivo degli avvisi bonari è che potrebbe trattarsi di buone notizie! Infatti, gli avvisi bonari vengono inviati sia per comunicare che risultano dei debiti, ovvero che sono state versate meno imposte rispetto a quelle emergenti dalle dichiarazioni inviate, sia per comunicare che risulta un credito.

Attenzione però: il credito non viene automaticamente riconosciuto, ma deve invece essere confermato dal contribuente entro 30 giorni. In pratica, l’Agenzia delle Entrate vi dice: “in base al controllo automatizzato ci sembra che ti spetti questo credito, controlla e verifica se è vero”. In caso affermativo si può confermare il credito e utilizzarlo. Il fatto che sia richiesta la conferma del contribuente significa che se, in futuro, dovesse emergere da ulteriori controlli che in realtà il credito non spettava, l’importo dovrà essere restituito maggiorato di sanzioni e interessi.

Nel caso in cui invece dall’avviso bonario emergano dei debiti, è possibile procedere al loro pagamento entro 30 giorni dalla ricezione dell’avviso stesso, beneficiando di uno sconto sulle sanzioni, che vengono ridotte ad 1/3 del loro importo. Attenzione: in caso di mancato pagamento entro 30 giorni l’avviso bonario si trasforma automaticamente in ruolo esecutivo, e il passaggio successivo è quindi la cartella esattoriale.

Se invece il contenuto dell’avviso non è corretto, è possibile far correggere l’avviso spiegando le ragioni della sua inesattezza.

Per concludere, vorrei sottolineare due aspetti importanti da tenere a mente quando riceviamo un avviso bonario:
  • Gli avvisi bonari sorgono da controlli automatizzati che, in quanto tali, sono soggetti ad una discreta percentuale di errori. È quindi importantissimo verificare subito (nel caso facendosi aiutare da un professionista) se il contenuto dell’avviso è veritiero oppure no, così da poter procedere con rapidità.
  • Gli avvisi bonari richiedono un termine di risposta di 30 giorni, che è un tempo sufficiente, ma solo se reagiamo velocemente! Fondamentale quindi: controllare sempre la PEC (ad esempio impostando un inoltro automatico sulla mail che consultiamo quotidianamente) e, se non capiamo il contenuto dell’avviso, portarlo subito ad un professionista che possa aiutarci.

Nelle prossime settimane vedremo insieme le altre tipologie di avvisi che possiamo ricevere, e cosa fare caso per caso!

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