I CONTRATTI DI LOCAZIONE A CANONE CONCORDATO

Nelle scorse settimane abbiamo parlato di diversi aspetti dei canoni di locazione. Dalle clausole contrattuali ai regimi di tassazione, dalla registrazione alle detrazioni previste per gli inquilini.

Oggi approfondiamo invece un tipo particolare di contratto di locazione previsto dalla legge, ovvero il contratto a canone concordato. 

COS’È IL CONTRATTO A CANONE CONCORDATO?

Questo tipo di contratto è nato per venire incontro alle difficoltà del mercato immobiliare nei comuni ad alta densità abitativa, ovvero i capoluoghi di provincia e le aree limitrofe alle grandi città. Nel 2017 la possibilità di stipulare questo tipo di contratto è stata estesa a tutti i comuni italiani.

La locazione a canone concordato ha una durata di 3+2 anni anziché di 4+4 come nei contratti tradizionali. Inoltre, il canone deve essere incluso all’interno di una fascia prevista a livello di singolo comune, sulla base delle caratteristiche dell’immobile e della zona specifica in cui è situato. 

QUALI SONO I VANTAGGI DEL CONTRATTO A CANONE CONCORDATO?
I vantaggi del contratto a canone concordato consistono in una minore tassazione per il proprietario dell’immobile.
In particolare:
  • la cedolare secca si riduce dal 21% al 10%;
  • l’IMU dovuta sull’immobile locato si riduce del 25%.

Occorre quindi valutare, prima di locare un immobile, se il canone che si intende proporre è in linea con le fasce previste dagli accordi territoriali, o se invece si colloca ad un livello superiore.

Nel caso in cui il canone risultasse già allineato, converrebbe naturalmente stipularlo con la forma a canone concordato, così da usufruire delle agevolazioni fiscali (minore cedolare secca e minore IMU).

Se, invece, il canone risultasse superiore, occorrerebbe fare un confronto fra:
  • il canone a cui bisognerebbe rinunciare per rientrare nell’accordo e
  • i vantaggi fiscali a cui rinunceremmo stipulando un contratto tradizionale anziché uno a canone concordato.

Se la differenza tra il canone che abbiamo in mente e quello massimo previsto dall’accordo è abbastanza contenuta, potremmo infatti trovarci nella situazione in cui il maggiore canone non coprirebbe le agevolazioni fiscali a cui rinunceremmo scegliendo un contratto di tipo tradizionale.

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