IL REGIME DI CONTABILITÀ SEMPLIFICATA

Nelle scorse settimane abbiamo approfondito i requisiti e le caratteristiche del regime forfettario, oggi invece analizziamo il regime di contabilità semplificata, ovvero il regime “naturale” per chi supera le soglie dimensionali per l’accesso al regime forfettario.

Il regime di contabilità semplificata è riservato ai soggetti i cui ricavi non hanno superato nell’anno precedente Euro 400.000 (per le attività di prestazione di servizi) o 700.000 (per le altre attività). Questo regime può anche essere applicato per opzione dai soggetti che avrebbero i requisiti per accedere al regime forfettario.

La contabilità semplificata può essere utilizzata da tutte le tipologie di contribuenti, eccetto le società di capitali che sono obbligate a tenere una contabilità ordinaria. Può quindi essere utilizzato sia delle persone fisiche (professionisti e imprenditori) sia dalle società di persone e associazioni professionali.

GLI ADEMPIMENTI CONTABILI

Questo regime viene definito di contabilità “semplificata” perché, rispetto al regime di contabilità ordinaria (che vedremo la prossima settimana), occorre tenere e conservare molti meno libri e registri contabili. In particolare, occorre tenere e conservare soltanto i registri IVA e il registro dei beni ammortizzabili.

Oltretutto, con l’introduzione, al momento prevista per il 2019, dell’obbligo di fatturazione elettronica anche tra soggetti privati, tutte le fatture saranno a conoscenza dell’Agenzia delle Entrate tramite il sistema di interscambio (SDI). Di conseguenza, sarà abolito anche l’obbligo di tenuta dei registri IVA.

Il regime di contabilità semplificata richiede comunque maggiori adempimenti rispetto al regime forfettario, adempimenti che sono essenzialmente dovuti:

  • alla soggettività IVA: obbligo di numerazione e registrazione delle fatture, predisposizione e invio telematico delle liquidazioni periodiche, invio dei dati delle fatture emesse e ricevute, versamento dell’IVA periodica, ecc.;
  • alla qualità di sostituto di imposta: versamento delle ritenute operate, predisposizione delle Certificazioni Uniche (CU) e del modello 770.
Le modalità di DETERMINAZIONE DEL REDDITO

Sia per le attività d’impresa che per quelle professionali, il criterio di determinazione del reddito è quello per cassa. In pratica, il reddito è determinato analiticamente come differenza fra ricavi o compensi incassati e costi pagati. Fanno eccezione alcuni costi che sono sempre deducibili in base alla competenza economica, ad esempio gli ammortamenti, il TFR del personale dipendente e i contratti di leasing.

Nel caso delle imprese, è possibile scegliere fra due modalità di determinazione del reddito per cassa, che si differenziano per la modalità di individuazione della data di incasso/pagamento.
  • Un metodo che potremmo definire “classico”, e che si avvicina a quello dei professionisti, che prevede l’annotazione nel registro IVA delle date di effettivo incasso e pagamento delle fatture emesse e ricevute.
  • Un metodo “semplificato”, in base al quale si considera in via presuntiva che la data di incasso o pagamento coincide con la data di registrazione della fattura nel registro IVA, senza necessità di tenere nota delle date effettive.
Un altro aspetto reddituale che differenzia il regime di contabilità semplificata da quello forfettario riguarda la possibilità che le fatture emesse possano essere soggette alla ritenuta d’acconto.
Infatti, quando i soggetti in contabilità semplificata emettono fatture ad altri soggetti IVA, sono assoggettati a ritenuta d’acconto per determinate prestazioni. Ad esempio i professionisti, intermediari quali gli agenti, soggetti che fatturano a condomini, soggetti che effettuano prestazioni rilevanti ai fini delle agevolazioni per le ristrutturazioni e il risparmio energetico.

Le ritenute non sono invece operate ai soggetti forfettari, in quanto non pagano l’Irpef ma un’imposta sostitutiva.

La prossima settimana vedremo insieme l’ultimo dei regimi contabili esistenti, ovvero quello di contabilità ordinaria.

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