In questo articolo ho approfondito quali sono gli aspetti generali da tenere in considerazione per valutare se una attività economica ha natura occasionale oppure no. Tale distinzione è molto importante, dato che, nel secondo caso, occorre aprire la partita Iva e rispettare una serie di adempimenti specifici.

Ho già affrontato il caso specifico di artisti e crafter in questo articolo, che ti invito a leggere se ti identifichi in una di queste figure.

Oggi parliamo invece di un altro caso particolare, che genera spesso confusione, ovvero la vendita di oggetti usati, tramite mercatini o online. Tratteremo due casistiche in particolare: la vendita di beni generici e la vendita di oggetti da collezione.

Come premessa, partiamo da un punto fondamentale. In base alla normativa fiscale, la vendita di un oggetto usato può rientrare in tre casi differenti:

  • non ha nessuna rilevanza fiscale
  • si tassa come reddito da attività commerciale occasionale
  • si qualifica come attività d’impresa

Vediamo innanzitutto cosa distingue una attività commerciale occasionale dalle altre tipologie.

L’attività commerciale occasionale

La normativa fiscale include fra i redditi c.d. “diversi” (ovvero che non rientrano in nessun’altra categoria di reddito) quelli derivanti da attività commerciali occasionali. Si tratta di tutti i casi in cui si svolgono alcune attività tipiche delle imprese, ma con modalità diverse da quelle di un imprenditore. Questa definizione, che sembra molto complessa, è in realtà abbastanza semplice se la “smontiamo”.

Fra le attività tipiche delle imprese c’è la vendita di beni di qualunque genere, anche usati, quindi il primo punto può essere facilmente vero.

Quando però le modalità non sono quelle di un imprenditore? Quando la vendità è svolta:

  • in modo non abituale (e quindi occasionale, in un altro articolo ho approfondito questo concetto);
  • senza organizzazione di mezzi: una delle caratteristiche tipiche dell’imprenditore è che organizza i “mezzi” a sua disposizione. I mezzi possono essere, ad esempio: il lavoro di altre persone, beni strumentali (macchinari, locali, automezzi ecc.) di valore rilevante, marchi e brevetti.

Ma quindi la vendita deve essere tassata?

Abbiamo detto che la vendita di beni è una delle attività tipiche delle imprese. Ma quindi ogni volta che vendiamo un oggetto, in un mercatino o online, stiamo producendo un reddito da dichiarare? Direi di no.

Innanzitutto, occorre considerare che nella maggior parte dei casi, quando vendiamo un oggetto la cifra che ricaviamo è inferiore al suo costo di acquisto. Di conseguenza, non si può dire che abbiamo ricavato un reddito (la norma parla di “plusvalenza”) ma piuttosto una perdita.

Inoltre, perché la vendita sia tassabile, il venditore deve avere un intento speculativo. Faccio un esempio molto semplice per farti capire cosa significa:

  • se compri un comodino ma quando cambi casa non ti serve più e decidi di rivenderlo, non c’è intento speculativo in quanto ti stai solo liberando di una cosa che non usi più;
  • se invece trovi a un mercatino delle pulci un comodino a prezzo stracciato, ma sai che è un pezzo d’antiquariato e quindi lo compri per rivenderlo a un prezzo più alto, si può dire che il tuo intento è speculativo.

Attenzione: questa distinzione non dipende dall’importo che ricavi dalla vendita. Non è quindi sufficiente dire che la vendita è tassabile quando il prezzo è alto, e viceversa non tassabile se il prezzo è basso.

Quello che fa la differenza è il tuo atteggiamento nel compiere la vendita.
Ad esempio, se vendi un oggetto di valore (ad esempio un quadro) che tua nonna teneva in soggiorno ma a te non piace, probabilmente non ci sarà un intento speculativo, ma solo la necessità di liberarti di una cosa che non ti serve.

Lo stesso discorso vale anche se, anziché vendere un quadro, vendi tutti i mobili e gli oggetti che erano presenti in una vecchia casa di famiglia. Anche in questo caso, infatti, sei entrato in possesso di questi beni in modo casuale, non li hai acquistati con l’intenzione di rivenderli.

Gli oggetti da collezione

Cosa succede se i beni usati che vuoi vendere sono oggetti da collezione, con un mercato attivo ben preciso? Anche in questo caso, occorre verificare l’atteggiamento concreto di chi vende.

Se hai accumulato francobolli per 20 anni, per un hobby iniziato da bambin*, e decidi una volta adult* di venderli perché non ti interessano più, non è sufficiente che i francobolli siano oggetti da collezione per presumere la speculazione.

Se invece perlustri i mercatini delle pulci alla ricerca di fumetti di cui il venditore ignori la rarità, per poi rivenderli a commercianti specializzati, il caso è molto differente.

Non ci sarà attività d’impresa, fintantoché fai questa cosa in modo occasionale, ma le plusvalenze che realizzi sono da sottoporre a tassazione in dichiarazione dei redditi.

Come tassare l’attività commerciale occasionale

Se hai svolto una attività commerciale occasionale, i redditi da dichiarare sono costituiti dalla differenza tra:

  • i proventi percepiti nell’anno (si applica il “principio di cassa”, quindi devi sommare i proventi che hai effettivamente incassato dal 1° gennaio al 31 dicembre);
  • le spese che hai sostenuto (e che puoi documentare) al fine di poter vendere gli oggetti e incassarne i proventi. Ad esempio: spese di trasporto, commissioni ecc.

Questi redditi devono essere indicati nel Modello 730 (quadro D) o nel Modello Redditi (quadro RL). In entrambi i casi, saranno soggetti all’Irpef e alle addizionali regionale e comunale, cumulandosi con gli altri redditi Irpef che hai realizzato.

Se hai domande o dubbi in tema di vendita di oggetti usati o da collezione, scrivimi pure qui sotto, sarò felice di risponderti!

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